Luoghi in cui tornare. London [is always] calling

Luoghi in cui tornare. London [is always] calling

«Non troverai alcuno, che sia un vero intellettuale, desideroso di lasciare Londra. Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita; poiché a Londra vi è tutto quanto la vita può offrire.» (Samuel Johnson)

Big Ben Londra
Il Big Ben, icona di Londra

Luoghi in cui tornare

Londra è uno dei miei “luoghi di ritorno”.
Quei posti dove non mi stanco mai di andare e di cui ogni tot tempo sento il richiamo.
“London Calling” direbbero i The Clash. London is always calling.

(Fra parentesi: gli altri miei “luoghi di ritorno” sono Istanbul e il Sud della Francia).

Ho perso il conto delle mie volte a Londra – un numero imprecisato tra 10 e 15.
La prima volta fu nel 1994. Ho ricordi vivissimi di quel viaggio (strano, perché io sono una che tende a rimuovere tutto), ricordo dei peluche che vincemmo in un luna park – erano bellissimi e incredibilmente soffici – ce li ho ancora. Forse questi ricordi così vivi sono dovuti al fatto che all’epoca si viveva in analogico e avevamo riempito un intero album di foto di quel viaggio a Londra: ce le siamo guardate e riguardate fino a consumarle, da lì in poi. Eravamo belli e sorridenti, vestiti in sintonia l’uno con l’altro senza troppa ricerca: le giacche Barbour, cappelli di vario tipo in testa. Io avevo un basco rosso, o in alternativa un gran fiocco tra i capelli sempre rosso. I cappelli solitamente non li portavamo ma a Londra ci stavano, allora Londra era sinonimo di eccentricità.

Siamo tutti più eccentrici

Sono appena tornata dall’ennesimo viaggio a Londra, stavolta una toccata e fuga di due giorni appena, e una cosa che ho notato è che quest’eccentricità si percepisce meno. Mi spiego: venti, venticinque anni fa Londra era il luogo degli eccentrici per eccellenza, dove vedevi per strada di tutto e di più. Oggi è ancora così, senz’altro, ma forse è il nostro sguardo a essere cambiato. Forse quest’eccentricità si è globalizzata e dunque i nostri occhi ci sono più avvezzi, non si nota più tanto come prima. Questa è la mia sensazione, ma è anche vero che la stessa Carnaby Street si è completamente ripulita dai negozi kitsch degli anni ‘90 e ospita negozi di livello medio-alto e innocenti decorazioni aeree.

Luci Carnaby Street Londra
Decorazioni a Carnaby Street

Tra la mia prima e l’ultima volta a Londra ci sono state le vacanze studio e i viaggi in compagnia di amiche, amici e fidanzati.

Poi un corso estivo alla London School of Journalism.

E poi ancora i concerti, lo shopping, le mostre.

C’è sempre un buon motivo per andare a Londra (eccetto il clima e la sterlina).

Non ho mai vissuto a Londra, anche se spesso ci ho fatto un pensiero, eppure è una città che sento molto mia, in cui mi sento a mio agio, in cui ho i miei punti di riferimento e la mia grammatica di ricordi.

Ecco: quando in molti angoli di una città conservi dei ricordi, allora puoi dire che quella città è un po’ tua. E io a Londra di ricordi ne conservo molti, stratificati negli anni, in svariate parti della città. Buffi, imbarazzanti, belli, meno belli, divertenti, emozionanti. Mai tristi, a dire il vero.

Londra Italia

C’è da dire anche che per un italiano è abbastanza facile sentirsi di casa a Londra, almeno a un primo approccio:  secondo le ultime statistiche, il totale degli italiani a Londra – tra ufficiali e ufficiosi – è sul mezzo milione, tanto da farne la quinta più grande “città italiana” nel mondo per numero di abitanti dopo Roma, Milano, Torino e Napoli, come dice il giornalista Enrico Franceschini nel suo libro “Londra Italia” (Laterza).

Questa onnipresenza si percepisce ovunque, in particolare in ristoranti e bar, dove gli italiani la fanno da padroni. Oserei dire che parlare inglese a Londra sta diventando sempre più difficile, perché c’è sempre qualche italiano pronto a precederti, indovinando la comune nazionalità e invitandoti a parlare nella lingua madre.

Si nota meno anche, da turista nel 2018, il complesso di superiorità degli inglesi: un tempo mi sembravano più stronzi e intolleranti, oggi meno.

Sono giunta a conclusione che gli inglesi veri li riconosci perché non hanno mai freddo. Se vedi per strada gente senza calzini oppure in t-shirt con 5 gradi, stai sicuro che è un inglese. Nei giorni scorsi a un certo punto ho visto un tizio fuori da un pub dalle sembianze anglosassoni che si stringeva nelle spalle e saltellava di piede in piede per combattere il freddo e ho pensato: “Toh, un’eccezione!”. Invece poi questo ha aperto bocca e beh, era francese.

Gli inglesi non hanno mai freddo, escono senza ombrello e anche se piove sembrano non bagnarsi mai. Misteri londinesi.

Vista su Westminster Londra
Vista su Londra e su Westminster dal London Eye

La città sta cambiando

Cosa succederà quando entrerà effettivamente in vigore la Brexit non si sa, quel che è certo è che allo stato attuale Londra è una città in pienissima espansione e in pieno fervore. L’edilizia è in fermento, e di conseguenza il mercato immobiliare. I prezzi sono alle stelle, una casa a Londra è un piccolo tesoro. Ci sono centinaia di grattacieli in costruzione e nel 2012 è stato inaugurato lo Shard London Bridge di Renzo Piano (conosciuto come “La Scheggia” per la sua forma appuntita) a Southwark: con i suoi 309 metri d’altezza è il terzo grattacielo più alto d’Europa.

The Shard Renzo Piano Londra
The Shard, “La Scheggia”: il grattacielo progettato da Renzo Piano

Madame Tussaud’s: operazione nostalgia

Tra le cose che ho fatto in questi giorni, sono tornata a vedere il Museo delle cere di Madame Tussaud’s. Il museo ha diverse sedi in tutto il mondo, ma quella di Londra è la più famosa. E’ stata più che altro un’operazione nostalgica, per quanto dispendiosa (il biglietto costa ben 35 pounds). Se anche voi volete vederlo vi consiglio: 1) di acquistare il biglietto online per evitare o ridurre la coda; 2) di andarci in momenti di minima affluenza (esempio: la mattina presto).

Noi ci siamo stati di domenica pomeriggio e per quanto non abbiamo fatto grandissima fila all’ingresso, la sensazione dentro era a tratti claustrofobica visto che nel museo ci sono diverse scale e corridoi da percorrere. Nel primo salone sono concentrate tutte le statue delle star del cinema e della musica e qui potete immaginare come la gente si lanci all’attacco a suon di selfie.

Nicole Kidman Madame Tussaud's
Io e Nicole: separate alla nascita 😀

Ci sono poi le sale dedicate ai personaggi della cultura e della politica, alla famiglia reale e agli sportivi. C’è poi il trenino della “Spirit of London Ride”, che porta a ripercorrere la storia di Londra nei suoi secoli passati, tra glorie e sofferenze, e una nuova attrazione in 4 D con i super eroi della Marvel (che francamente avrei volentieri evitato). Il tutto intervallato da momenti di coda e stop forzati piuttosto fastidiosi.

In questi giorni sono stata anche a vedere la mostra fotografica della Sony World Photography Awards, una delle più importanti competizioni fotografiche mondiali, la cui exhibition si svolge ogni anno tra aprile e maggio a Somerset House.

Ho fatto anche un bel po’ di shopping, ma ve ne parlerò nel prossimo post!

Letture in viaggio

Mi piace sempre di più accompagnare ogni viaggio a un libro. In realtà non lo faccio con intenzione, diciamo che lettura e viaggi si trovano a convergere con misteriose e azzecate assonanze. In questo caso il libro è “Lealtà” di Letizia Pezzali (Einaudi): riprendendo ciò che dice la fascetta, lo amerete se amate Houellebecq e Kundera, del primo ha l’approccio nichilista, del secondo quello esistenzialista.

Potere e desiderio sono i temi del libro, Londra ne è la protagonista silenziosa, in particolare i grattacieli di Canary Wharf e il mondo della finanza. La protagonista in carne e ossa invece è la trentaduenne Giulia, che lavora in una banca d’affari, tra molto denaro, vuoti emotivi e il fantasma della sua antica ossessione per Michele, un uomo sposato con cui, ai tempi dell’università a Milano, Giulia aveva avuto una storia e che aveva lavorato a Canary Wharf, abbandonandola per motivi non chiari.

Londra emerge con tutte le sue contraddizioni:

“Ho compiuto gli sforzi necessari per abituarmi a certi tipi di folle, di rumori, di odori, le speciali esalazioni di Londra alle quali bisogna pur adattarsi, e ci vuol pazienza, ma anche per abituarmi alle incertezze, da un lato la tangibilità dei luoghi, dall’altro la fuggevolezza delle storie e dei destini che s’incontrano.
Non ho mai pensato che Londra rappresentasse qualcosa di stabile, per me, per gli altri. Qualcosa che potessimo catturare. La città ci osserva, ci ha sempre osservato, più volte a ogni nostro passo ha sussurrato: “Non mi avrete”.
Eppure non possiamo negare il peso dell’accumulazione degli anni, la sorpresa dell’abitudine, il nostro sguardo soddisfatto che si posa su vetrine, alberi e lampioni consueti. L’essere umano è intelligente, l’intelligenza è la capacità di adattarsi a situazioni diverse. L’essere umano quindi trova rifugio; a fatica, ma prima o poi lo trova. E sarà suo, in alcuni casi per sempre, in altri purtroppo no. Perché in qualsiasi momento i luoghi costruiti anzitutto dalla nostra mente, costruiti dal pensiero e dalla storia, possono tramutarsi in ambienti ostili e in materia di delusione.”


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2 thoughts on “Luoghi in cui tornare. London [is always] calling”

  • Londra è anche la mia città dei ritorni! E soprattutto delle prime volte… ci sono davvero affezionata perchè proprio qui conservo dei ricordi a me molto cari.
    Londra è stata, quando avevo 16 anni, la meta del mio primo viaggio in compagnia di amici, ci sono poi tornata per una vacanza studio, 3 settimane di (quasi) indipendenza, e infine è stata la cornice del primo viaggio con il mio compagno.
    Ogni volta che torno la vedo cambiata e anche io sono diversa, cambiata e soprattutto cresciuta ma una cosa è certa: un pezzettino del mo cuore rimane sempre lì!

    • Ciao Federica! Grazie per il commento, che belle parole… rispecchiano molto anche il mio vissuto e i miei sentimenti su Londra 🙂

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